domenica 14 settembre 2014

Teatri di Pietra Casertano 2014 ... una riflessione oggi

Teatri di Pietra Casertano 2014 ... una riflessione oggi.

Dall' appunto del 2013 ...  una riflessione oggi.

Si è fatto Teatri di Pietra nel Casertano,
a Santa Maria Capua Vetere,
all'Anfiteatro Campano,
con la concessione della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta,
con il contributo del Comune di S.M.Capua Vetere,
riconoscimento importante perchè dal 1999 al 2008, l'allora Amministrazione Comunale non aveva mai contribuito alle 10 edizioni realizzate all'Anfiteatro, e in questo momento di estrema difficoltà per il Paese e le cittadinanze - non meno per la cultura - , questo ha un valore e un significato ben più ampio che non quello di "contributo".

A parte i risultati, 980 spettatori da borderò, un programma apprezzato e gemellato con Napoli, due produzioni in prima nazionale, la promozione dell'Anfiteatro e della città di S.M.Capua Vetere a livello regionale e nazionale attraverso un'importante presenza sui media, l'inserimento della manifestazione nel progetto nazionale promosso dalla Dir.ne Generale per la Valorizzazione del MIBACT " e quindi uscimmo a rivedere le stelle..."


alcune evidenze:
- Teatri di Pietra torna all'Anfiteatro Campano  dopo una sospensione di cinque anni per inagibilità dell'arena e la situazione non è mutata;
 - l'area archeologica transennata è per gran parte inagibile;
 - la non promozione della manifestazione da parte della Soprintendenza competente, malgrado la concessione d'uso ;
 - l'assenza di un coordinamento  e di un indirizzo complessivo all'attività svolte nell'area archeologica da parte dell'ente competente per demanio, vista  la presenza di più eventi a titolarità differente;

alcune riflessioni:
 - l'attività di valorizzazione all'interno delle aree archeologiche e monumentali sembra essere intesa come "ammortizzatore sociale" per i lavoratori dipendenti interessati... per cinque manifestazioni il personale di tutela ha un costo di 6280 pari a circa 1/3 dell'eventuale contributo pubblico e pesa del 12% sui costi complessivi ed equivale a due terzi dei proventi sugli incassi ( prevedibili vista la capienza prescritta " non superiore a 300 spettator" e un biglietto d'ingresso calmierato);
- l'ampliamento del lavoro di un dipendente pubblico ( lo straordinario) per il compito di tutela - va retribuito, ma il lavoro di valorizzazione non trova alcun riconoscimento seppure entrambi i compiti/funzioni sono a capo dello stesso soggetto;
 - la sostanziale non predisposizione del patrimonio ad ospitare pubblico e visitatori ( e non solo quello delle manifestazioni) vista l'assenza di manutenzione ordinaria e di arredo dell'area...., taglio dell'erba, raccolta dei rifiuti, illuminazione dei percorsi, rimozione degli ostacoli...con la conseguente levitazione dei costi di predisposizione e di adeguamento delle aree per la fruizione, indipendentemente le finalità della fruizione;
 - lo scollamento sostanziale da parte degli organi periferici dalle direttive dell'Amministrazione centrale che - senza riferirsi ai recenti provvedimenti (Bray, Franceschini), hanno sostanza legislativa nel Codice del Paesaggio di cui viene recepita la norma prescrittiva e non l'indirizzo ..

Non c'è alcuna recriminazione, come non c'è alcun ricerca di colpevolezza , come è impossibile capire chi sia responsabile e di cosa.....

Il fatto rilevante  è che i territori e le proprie Amministrazioni possono , - se vogliono - (e Santa Maria Capua Vetere lo dimostra con le numerose iniziative attivate) fare la differenza e superare questa stato "d'impotenza storica" nei confronti del patrimonio storico e monumentale, ereditato da un sistema stratificato di consuetudini, equivoci, scaricabarile  e soprattutto di approssimazioni.

La questione è semplice, bisognerebbe partire dai fatti e chiamarli con il proprio nome:
fruizione e valorizzazione, consumo culturale e produzione culturale, coordinamento e direzione artistica, manutenzione ordinaria e straordinaria, manifestazione e progetto, realtà locale o nazionale, interesse privato e bene comune, dato certo e dato non rilevabile, programmazione e casualità, servizi primari e aggiuntivi, concertazione o no .... e via dicendo ... parole che implicano valori fondamentali ma diversi.

Un simile chiarimento spazzerebbe via infinite "approssimazioni" a iniziare della falsa dicotomia nei confronti  del patrimonio/ "Bene Comune" : non dovrebbe esistere... è lo scopo, la "mission" sia dell'organo che lo gestisce per demanio e tutela che dell'Amministrazione del territorio su cui ricade.

Il " Bene Comune" non è il possesso o la gestione della cosa ma l'impegno affinchè questo sia "comune" e "disponibile" e "salvaguardato" e "condivisibile" per la cittadinanza di oggi e soprattutto di domani (volendo intendere che siamo parte di una cittadinanza ampia come l'Europa ).
La volontà è tangibile, gli strumenti vanno ricercati... ma sul "fine" non dovrebbero esserci incertezze: il "Bene Comune" è qualcosa di più che una parola d'ordine, è lo sviluppo sostenibile e la crescita di ogni cittadinanza.
Resta da  capire se interessa o meno assumersi la responsabilità delle proprie funzioni, atti e azioni - tenendo presente che l'omissione, in questo caso, non genera un disservizio ma "un male Comune".

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