martedì 11 settembre 2012

Ubi major minor cessat: come fare a pezzi vita e cultura con l'alibi della crisi


Dove sono ?..

Già dove sono finiti i cartelloni di tanti festival e rassegne....
Dove sono i direttori artistici nominati o autoreferenziati di numerose iniziative che fino all'estate scorsa si contendevano le "prime" di ennesime repliche di un artista....
Dove sono i programmi dei "distretti turistici", dei "progetti europei" , dei "GAL" , dei "grandi Eventi", delle "residenze culturali" , dei progetti speciali, che attraverso piani nazionali ed europei ( POR 2000/2006 e PO FESR 2007/2013) hanno beneficiato di cofinanziamenti, risorse e contributi  ...
Ma dove sono anche le Imprese Culturali e le Compagnie di spettacolo che sino a giugno mandavano in giro circolari con progetti, titoli, cast e programmi....
Dove sono le società di marketing culturale e di servizio .......e gli oltre seimila neo laureati con specializzazione in ambito della valorizzazione... 
Dove sono gli intellettuali che hanno dissertato sull'utilità dell'intervento pubblico in ambito culturale tracciando ipotetiche prospettive su cosa fosse giusto e non giusto .......
E infine dove sono i numerosi movimenti e movimentisti per cui la "cultura è un bene comune"..."il teatro è necessario" ... "il patrimonio è cultura identitaria da salvaguardare"... i sostenitori dello " sviluppo sostenibile attraverso turismo e cultura".....
Non ci si chiede dove siano gran parte dei rappresentanti della politica e degli eletti a cariche istituzionali, perchè all'argomento erano assenti prima ed è superfluo chiedersi dove si trovino oggi.




Giunti a termine della programmazione ,una riflessione è necessaria, o più che una riflessione, una costatazione .

A giugno e a luglio si era proprio da soli, poi in agosto c'era qualcuno in più.
Ci si è contati.  .... e con grande amarezza  è stato ed è  il "vuoto" .

La Crisi è alibi e occasione per molti.
- Per Istituzioni, Amministrazioni, Imprese, Categorie  che hanno aderito alla dismissione in massa nei confronti di cultura,arte, spettacolo ... Dismissione nel senso letterale del termine di rinuncia a una competenza o a una proprietà, nel significato di eliminazione di un bene, quello culturale,  dal processo produttivo .
-  -  Per uomini e  donne, cittadini, che hanno abdicato al diritto di una prospettiva di vita  ispirata al confronto, alla frequentazione, all'incontro e al dialogo - tutte condizioni e conseguenze di un paesaggio culturale diffuso e omogeneo oggi lacerato e difficilmente riproponibile.
- - - Per artisti, intellettuali, professionisti, operatori culturali e quanti agiscono in un settore tanto vasto e indistinto come i beni e le attività culturali che, con la propria assenza, avvalorano l'opinione diffusa che la cultura sia un bene accessorio, un di più e quindi la loro attività dispensabile e superflua.

Con un pragmatismo "peloso" i primi si trincerano dietro l'assenza di risorse da poter investire, i secondi di risorse da poter spendere e i terzi che in assenza di risorse non si cantano messe.
E improvvisamente la cultura da risorsa diviene una spesa e si sa che in tempo di crisi si taglia. La locuzione latina  ubi maior minor cessat - abusata e storpiata da funzionari e amministratori per giustificare il disimpegno generalizzato,  in effetti non si limita alla citazione ma sancisce un giudizio e imposta  gerarchie di valori: esigenza maggiore vince su quella minore... e indica un rapporto di forza dove il minore deve cedere al maggiore.
la Crisi ha solo svelato e accelerato un processo in cui l'idea stessa di cultura è stata mutata passando da  diritto/dovere di una comunità a mero servizio e come tale attivabile o meno. Nella parcellizzazione del significato stesso ( ...aggregativa, turistica, di intrattenimento, educativa, pedagogica, sociale, commemorativa ......) la cultura è stata ridotta e circoscritta alle sue funzioni, mutilata del valore originario di espressione della comunità e dei suoi componenti. Per il teatro e lo spettacolo  - considerati arti minori - è ancora peggio.

Va da sè che scardinato il principio di "bene comune condiviso" decade il presupposto di necessità e tutela ed è allora che è possibile  tutto e il contrario di tutto: funzionari di enti pubblici che nell'assenza della politica diventano gli unici interpreti, peraltro ciechi, di legislazioni e regolamentazioni nate per creare accesso e non il divieto alla cosa pubblica; apparati che di fronte all'assenza di programmazione nella stagione estiva rispondono che "non c'erano tempi  "  quasi a sostenere  "che dopo l'inverno segue l'estate..." sia una novità .... perchè non si è programmato?
Manifestazioni pluri contribuite da decenni che non sono riuscite a fidelizzare un pubblico, a capitalizzare una storia  e oggi - di fronte alla riduzione di risorse - chiudono i battenti .....

Qualcuno dice "meglio soli che male accompagnati", ma non sa nulla di teatro e soprattutto non conosce la differenza tra vivere e sopravvivere.







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