venerdì 28 settembre 2012

Teatri di Pietra e Alterazioni a MALBORGHETTO: I Programmi


PROGRAMMI ARTISTICI



MDA Produzioni/Bottega del Pane
del MINOTAURO
Drammaturgia da Cortazar e Dürrenmatt
regia A.Gatti e C.Maccagnano
coreografia Aurelio Gatti
musiche AA.VV
con Carlotta Bruni, Rosaria Iovine, Rosa Merlino, Sara Rossi
Cinzia Maccagnano e Carlo Vitale

La vicenda del Minotauro un mysterium tremendum. Ci attira e ci respinge. è

mirum‚ è admirandum‚ è fascinans; di fronte all'animalità e insieme umanità del mito‚ noi siamo colpiti‚ a un tempo‚ da tremor e stupor per usare la terminologia dotta «Che cos'è ciò che traspare fino a me e mi colpisce il cuore senza ferirlo? Timore e ardore mi scuotono: timore per quanto ne sono dissimile‚ ardore per quanto ne sono simile» (dalle Confessioni‚ Agostino).
Mistero del diverso‚ incompreso e inspiegato‚alieno e alienante‚ interamente avulso da quanto ci è familiare e noto. Pesa sul Minotauro il fato dell'innocente‚ dell' innocentemente crudele‚ dell'essere incolpevole condannato dagli dei a essere crudele e insieme a essere colpito per quella crudeltà. Grava su di lui la colpa di lussuria della madre e del mondo; si manifesta in lui non solo il destinodella bestia - che è quello di essere sacrificata - ma anche il prorompere della bestialità nell'uomo; bestialità che‚ in quanto tale‚ deve essere punita con la morte: ed è una morte insieme necessaria e ingiusta. Nel Minotauro infelice‚ abitatore delle tenebre inestricabili‚ si rilegge e si identifica la storia di un mondo femminile contemporaneo costretto : Arianna e il Minotauro‚ stessi protagonisti di un unico sentire.
E' la storia del Minotauro, di Arianna, di Teseo e del labirinto. Con un particolare: Arianna affida il famoso filo a Teseo (qui un eroe sciocco e presuntuoso) non per aiutarlo ad uscire dal labirinto, ma per rivedere suo fratello, il Minotauro, del quale è innamorata. Arianna sa bene che il Minotauro può distruggere Teseo in un sol colpo. Ma il Minotauro, che è il "signore dei giochi" di tutti i giovinetti inviati nel labirinto per il presunto sacrificio, sceglie invece di farsi uccidere dall'arrogante eroe per ottenere sempre l'assoluta vittoria: popolare i sogni degli uomini fino alla fine del tempo.
Suggestioni da Minotaure et le nu (Le Viol)  di Picasso :
 Il Minotauro aggredisce una donna. La scena di violenza è resa ancora più drammatica dall'uso del disegno in bianco e nero. Sembra quasi che l'aggressività insita nell'uomo, trovi qui una problematicizzazione nell'antica coscienza del mito. Non è infatti un uomo ad aggredire quella figura femminile, ma il Minotauro: forza cieca ed istintiva, esso non conosce né il bene né il male, opera al di là di ogni morale o logica razionale. La cultura, l'educazione non possono nulla contro qualcosa che è nell'uomo da sempre, che è parte del suo essere biologico: "non si può andare contro la natura, essa è più forte dell'uomo più forte! Ci conviene andare d'accordo con la natura." (Maurizio  De Micheli).
La donna d’altra parte subisce questa brutalità e non è chiaro fino a che punto essa possa o voglia difendersi; la mano che allontana il violentatore sembra non avere energia e la donna appare quasi abbandonarsi ad esso. Aggressore e vittima, violenza perpetrata e violenza subita: la difficile dialettica di questi due poli sembra essere messa all'indice, a far risaltare l'ambiguità di un rapporto in cui la responsabilità non ricadrebbe da una sola parte. Discorso difficile da fare ed ancora più difficile da accettare. Il mondo diviso nettamente in buoni e cattivi è molto più comprensibile e controllabile, ma sappiamo pure che non rispecchia la realtà.
Proviamo ora ad estrapolare dalla prima impressione ricevuta e a non pensare che si tratti tout court della violenza di un uomo su di una donna. Ed infatti non è questo, perché altrimenti l'attore non sarebbe il Minotauro ma l'Uomo. Allora forse potremo vedere in questa figura, passibile di molte interpretazioni (per esempio Jung vede in esso l'archetipo dell'immagine materna divorante), la brutalità istintiva, l'eros, la carica primigenia della natura, così come dell'uomo, che afferma con violenza il proprio diritto ad essere possedendo. Brutalità, violenza che può mascherarsi sotto mille facce, può prendere oggi quella del potere economico, politico, culturale, sessuale, razziale od anche tutte quante insieme. Una violenza che attraverso mille canali può entrare anche nella nostra vita. Allora anche ognuno di noi può esserne direttamente ed individualmente coinvolto. Come la donna aggredita dal Minotauro, quante volte anche noi di fronte a violenze più o meno plateali abbiamo saputo o voluto difenderci fino in fondo?

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BOTTEGA DEL PANE/MDA PRODUZIONI
LE GEOMETRIE DELLA PASSIONE 
CLITEMNESTRA e CASSANDRA


ideazione e coreografia Aurelio Gatti

drammaturgia Cinzia Maccagnano, Aurelio Gatti
musiche Corelli, Grieg, Mahler,Zimmer, Tartini
fonti Omero, Eschilo, Yourcenar
con Cinzia Maccagnano, Luna Marongiu, Aurelio Gatti
costumi e attrezzeria Capannone Moliere

disegno luci Stefano Stacchini

Perchè  Clitennestra?
Probabilmente la necessità di indagare ulteriormente su questa figura che‚ nelle diverse sfaccettature‚ risulta sempre ridotta allo stereotipo della donna passionale. Eppure c'è poca passione nella figura ritratta da Eschilo quando annunzia la vittoria su Troia e tutt'altro che passione inducono le parole taglienti della figlia Elettra o le evocazioni di Crisotemi.
Eppoi l'incontro con Cassandra. Altra donna costretta ad un primato di sofferenza per la sua veggenza....... cosa conosce questa donna della regina Clitennestra.
Geometrie fin troppo lineari‚ trattandosi di mito‚serrano questi due personaggi femminili assoggettati allo stesso uomo.
E il sentimento che ne nasce va oltre la passione.
Chi è dunque Clitennestra?
Figlia di Giove‚ e di Leda moglie di Tintaro re di Sparta. Clitemnestra aveva sposato Tantalo‚ figlio di Tieste‚ e siccome a Tindaro dispiaceva di esser legato in parentela col figlio d'uno scellerato‚ così indusse Agamennone a vendicare l'uccisione del padre‚ promettendogli la mano di Clitennestra. Il giovane Atride‚ ucciso di sua mano il rivale‚ ne sposò la vedova‚ dalla quale ebbe quattro figli‚ Oreste‚ Elettra‚ Ifigenia‚ e Crisotèmi. Quando partì‚ con la sua flotta‚ per la guerra di Troia e fu‚ costretto‚ a sacrificare a Diana‚ da lui involontariamente offesa‚ la figlia Ifigenia‚ per indurre Clitennestra a portargliela da Argo‚ le fece credere che intendeva sposarla con Achille: e di questa crudele menzogna del marito Clitennestra serbò tenace memoria‚ anzi dell'odio concepito‚ da allora‚ contro di lui‚ si fece una giustificazione dell'adulterio compiuto con Egisto.
Ma come mai essa avrebbe potuto giustificarsi di aver cercato di far morire anche il proprio figlio Oreste‚ il quale‚ fra l'altro‚ sarebbe stato impedimento agli ambiziosi propositi dell'amante di lei‚ Egisto‚ d'impadronirsi‚ come s'impadronì‚ del regno di Argo? Per fortuna di Oreste‚ la sorella Elèttra‚ che vegliava su di lui‚ riuscì a sventare le insidie della madre disumana‚ e ad allontanare il fratello che‚ di venuto adulto‚ per vendicare il padre‚ uccise Egisto difeso disperatamente da Clitennestra‚ contro la quale si volse volontariamente‚ o a caso‚ il ferro del figlio.
Clitennestra è una donna ammalata d'odio e di amore‚ è la testimonianza pubblica di una donna-moglie-madre-amante dotata di una femminilità spietata e di una tenerezza feroce‚ è la silenziosa e lucida autodifesa di una donna sola di fronte alla condanna per l'uccisione del marito Agamennone:
Ella pare non conoscere paura né incertezza‚ piuttosto compiacimento per la vendetta nei confronti dell'uomo che l'ha abbandonata. La sua furia sembra essere una furia sacrificale guidata da una Dike atavica. Clitennestra è cosciente di non essere né colpevole né innocente: un demone vendicatore ‚ a lungo sopito‚ si è impadronito di lei.
Non c'è altro‚ dissimulatrice e superba‚ ambigua e feroce‚ tenera e beffarda‚ Clitennestra è una donna in attesa. è un delirio di immagini che gemmano dalle sue parole‚ dai gesti asciutti‚ quasi domestici.
Evocazioni create a sedurre più che a farsi dominare dalla ragione.
E testimone in attesa è anche Cassandra‚ a cui è chiara‚ oltre il presagio‚ la sorte.
E' il primo studio per ricercare e comprendere la linea sottile che divide la follia dalla passione.

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Concerto di
Marcello Fiorini  

M   M e t a M o r P h  o  S  i  S  

Musica e Fisarmonica Bejan 
           …  Un  Concerto  dove  la  musica  di  nota  in  nota  si  trasforma
                            Dove  nuove  sonorità  nascono  e  si  fondono
                                          Creando  linguaggi  visivi  in  chiave  onirica  …


Vincitore di prestigiosi premi Nazionali ed Internazionali, inclusi: “Grand Prix” 
International de l’accordéon (Francia 1994), “Trofeo Mondiale” (Italia 1994), “Dyremose Prisen” (Danimarca 1995), “Città di Stresa” (Italia 1996). Nel 1998 ha presentato in prima esecuzione il balletto “Ulisse” con musica originale insieme all’étoile di danza classica Vladimir Derevianko al Teatro dell’Opera di Dresda in qualità di solista del Teatro dell’Opera di Roma. Per molti anni si è orientato nel Tango Argentino con particolare enfasi alle influenze contemporanee e jazz con la formazione “New Tango Project” da lui fondata come autore ed interprete nel 2001. Svolge un’intensa attività artistica sia come concertista che come compositore per Teatro, Teatro-Danza e Cinema, tra cui il Corto Animato “Io so chi sono” di Simone Massi, “L’ospite” (Sky Cult Network), “Liberi” di Gianluca Maria Tavarelli. Nelle stagioni estive 2007/2011 con la compagnia MDA Produzioni di Aurelio Gatti per il circuito Teatri di Pietra, ha composto le musiche ed interpretato i seguenti spettacoli: “Ione” e “Il Ciclope” di Euripide, “Il Ratto di Proserpina” di Rosso do San Secondo, “Ciaula” tratta da una novella di Luigi Pirandello e “Satyricon Hotel” di Petronio. Nella stagione 2009/2012 ha scritto la musica per gli spettacoli “Il Poeta è un fingitore-Fernando Pessoa in Rapsodia”, “Metamorfosi” di Ovidio e “Pier Paolo poeta delle ceneri” dedicato alla figura di Pasolini, tutte in prima esecuzione all’Auditorium Parco della Musica di Roma con l’attore Cosimo Cinieri. Dal 2011 collabora con MGAM di Marilyn Gilbert (Toronto, Canada) e lo vedrà impegnato per una serie di concerti in tutto il territorio del Nord America

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MDA Produzioni Danza
ECUBA... studio
da Euripide, Seneca e Omero
regia e coreografia AURELIO GATTI
musiche Lucrezio de Seta
scene CAPANNONE MOLIERE
con Carlotta Bruni, Luna Marongiu, Rosa Merlino e Aurelio Gatti
Cinzia Maccagnano

Tre   lingue, la danza,il canto e la parola  per inviare lo stesso messaggio: ogni guerra è un immane misfatto dell’uomo, qualunque ne sia la causa; è un male terribile per tutti, vincitori e vinti; il cuore femminile, più di quello maschile,  ne è  travolto e grida,  con  tutta  la  forza della passione e dell’amore,   fuori  da ogni  canone e da ogni ambiguo sofisma; insanabile è la lacerazione di una madre, di una sposa, di una sorella o di una figlia, insostenibile la loro sofferenza,  irrefrenabili la loro maledizione e la loro vendetta. Il teatro tragico greco è stato in tal  modo rimesso al centro della scena fosca e insanguinata della nostra epoca; è stato riproposto come filiera di tutti tempi degli uomini, devastati sempre dalla brama di potere che genera la guerra, e sempre sopravvissuti grazie allo stesso dolore, all’incrollabile volontà di espungerlo, volta per volta, dal proprio grembo; è stato restituito al suo autentico ruolo   di   provocatore   delle   grandi   domande   sull’uomo,   dimezzato   tra   la   costrizione   del   razionale   e   il   fascino misterioso e spesso agghiacciante dell’irrazionale.
Dai termini del dibattito critico sulla tragedia, considerata dagli studiosi al contempo anomala ed esemplare: «anomala perché divisa in due parti» (nella prima parte Ecuba è una madre addolorata per la perdita di Polissena e di Polidoro, mentre nella seconda è una vendicatrice violenta e spietata); «esemplare per la vendetta della protagonista: una vendicatrice improbabile, data la sua età avanzata, la sua fragilità, la sua appartenenza, secondo la visione sessista dei greci antichi, alla “razza” delle donne, debole per natura nasce questa messainscena in forma di tragedia corografica.

Il dualismo di Ecuba primanco che descrivere il pathos della madre/regina, esprime la prostrazione di fronte al potere: ragionato, comunicato, significato da Ulisse incline – in piena tragedia – a chiedere comprensione.....In Ecuba decade ogni pensiero “politico” e di esibisce -in tutta la sua esasperazione, il senso di sgomento prima e di rivolta poi. Un ensamble di oltre venticinque artisti tra danzatori, attori e cantanti per dar vita ad una vicenda che di intimo ha solo l'attonito ricordo di Polissena, il resto è solo l' urlo/latrato della disperazione.

«L’Ecuba si apre con l’apparizione di un fantasma: Polidoro, figlio di Ecuba e di Priamo,assassinato per avidità di denaro dal suo ospite Polimestore, re di Tracia, lamenta il destino che l’ha colpito e rivela che l’ombra di Achille ha chiesto ai Greci in olocausto per la propria tomba sua sorella Polissena. Svanito il fantasma che aleggiava sulla tenda di Ecuba, la regina esce piena di angoscia: ha visto in sogno Polidoro e Polissena, e un lupo sbranare una cerva, strappandola alla sua protezione. Il Coro […] precisa come si è svolta l’assemblea in cui i Greci hanno votato la morte di Polissena: Odisseo ha avuto l’incarico di prelevare la vittima. Ecuba si dirige, lacrimando e gridando, verso la tenda di Polissena: e sarà la fanciulla destinata al sacrificio a consolare la madre. Si presenta Odisseo per il suo increscioso compito: Ecuba fa appello alla gratitudine che l’eroe le deve (gli ha salvato la vita un giorno a Troia), l’eroe si richiama freddamente alle ragioni politiche che impongono l’uccisione di Polissena. Improvvisamente interviene Polissena e si dichiara pronta a morire, si congeda con dolcezza dalla madre: Ecuba si accascia al suolo. Le Donne del Coro si domandano quale terra, quale dimora le attenda nel loro esilio di schiave. L’araldo Taltibio porta a Ecuba l’ordine dei comandanti greci: provvedere alle esequie di Polissena, e racconta anche con quanta nobiltà e coraggio la giovane abbia affrontato l’istante supremo. Ecuba […] impartisce […] le disposizioni per i funerali. Il Coro geme sulle proprie sventure, sui mali causati da Paride a Troiani e Spartani. Un’Ancella reca a Ecuba la notizia della morte di Polidoro e ne mostra il cadavere: Ecuba capisce subito chi sia l’assassino e il perché del crimine. Agamennone viene a sollecitare i preparativi funebri e si trova davanti un inatteso cadavere: Ecuba spiega cosa sia accaduto e chiede, esige mano libera contro Polimestore. Le viene accordata: manda allora l’Ancella da Polimestore perché lo inviti a venire da lei con i figli. Il Coro rievoca l’ultima notte a Troia, una notte destinata all’amore e conclusasi in un bagno di sangue. Polimestore viene indotto da Ecuba, con il miraggio di un tesoro nascosto, a entrare nella sua tenda con i figli: assalito e immobilizzato dalle Donne, li vedrà morire prima di essere accecato. Chiederà ad Agamennone vendetta, ma l’operato di Ecuba riceve l’avallo del comandante dei Greci, che si rifiuta di considerare delitto politico il delitto commesso da Polimestore. Il re tracio profeta il futuro orribile che attende Ecuba (verrà trasformata in cagna) e Agamennone (verrà ucciso dalla moglie): Agamennone ordina di farlo tacere e lo destina a venir gettato su un’isola deserta».

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TOCNADANZA - MDA PRODUZIONI

CORPI FORTI

Coreografie MaiKa Vannuzzi, Marica Zannettino , Salvator Spagnolo
musiche Autori Vari

Un evento dedicato a tre “corpi Forti”, Marika Vannuzzi, Marica Zannettino, Salvator Spagnolo, che presentano lavori coreografici originali, frutto di compravata esperienza, ma soprattutto della particolare ricerca artistica.


Marika Vannuzzi in “Comingout”

Coreografia e interpretazione: Marika Vannuzzi
Luci: Marco Monteduro
Musiche: Autori Vari

L’intimità di uno Spazio, fisico o mentale, reale od onirico.
L’introspezione, come viaggio sensibile nella propria storia.
Un calcolo empirico, distaccato ma illogico, per tirare le somme del proprio esistere;
consapevoli comunque, che qualunque sia il risultato, la scelta è fatta, la metamorfosi è iniziata!
 

Marika Vannuzzi studia con vari maestri di fama internazionale e in vari concorsi internazionali si classifica sempre nei primi posti. Partecipa anche a vari Musical quali per es. “TOSCA, amore disperato” di Lucio Dalla –Cor. D.Erzalow, “Datemi tre Caravelle...” con A.Preziosi - di M.Durante e V.Pennisi, Cor.Gloria Pomardi.
Fa da Assistente Coreografo a Larrio Ekson, Sylvie Mougeolle, Louc Bouy , Vittorio Biagi.
Partecipa molti Galà internazionali e a trasmissioni televisive quali “XI Concerto di Natale in Vaticano”, Premiazione GOLDEN GRAAL, premio alla carriera ad ENNIO MORRICONE Omaggio a NUOVO CINEMA PARADISO- pax de deux. Cor. M.Vannuzzi.
Dal 1997 al 2008 ha al suo attivo varie creazioni coreografiche e danza, tra gli altri, come Solista per la Compagnia danzaProspettiva di Vittorio Biagi, coreografie dello stesso Biagi, di cui per 8 anni ne è stata assistente Coreografo, e oltre ad altre Compagnie e lavori, nel 2009 con la Compagnia TocnaDanza di Venezia in "Made in Italy" e “Looking Out”.


Marica Zannettino in “Filamente”

di e con Marica Zannettino
Musiche "Rejoice rejoice" - Transglobal Underground
Percorso tra due poli, tra tensione e distensione, leggerezza e gravità.
Viaggio di sola andata, dalla protezione della placenta al contatto con la terra,
all’attrazione verso un altro “dove”.

Danzatrice e giovane coreografa si forma presso l’Accademia Nazionale di Danza in Roma. Collabora nel tempo con diverse compagnie di danza italiane fra cui CMP Michele Pogliani, Almatanz Adriana Boriello, Danzare la vita Elsa Piperno, Compagnia Nazionale Raffaele Paganini, Danzaprospettiva Vittorio Biagi, Balletto ’90 Paola Catalani, MDA Produzioni Danza Aurelio Gatti, Excursus Ricky Bonavita e Theodor Rawyler in tournée in Italia e all’estero (Biennale di Venezia, RomaEuropa Festival, Internationalle Dance Festival Montpellier Danse, TanzFest Berlin, World Music Forum Los Angeles). E’ assistente alle coreografie, tra gli altri, di Jacopo Godani per “La compagnia” dell’Accademia Nazionale di Danza ed il “Balletto dell’Esperia” di Paolo Mohovich. Presenta i suoi lavori coreografici nell’ambito delle attività dell’AND – Accademia Nazionale di Danza, in diverse Tournée dell’United Dance Company Paris in Europa, nei progetti di CORE - Coordinamento Regionale della danza contemporanea e delle arti performative del Lazio e all’interno della programmazione artistica della Compagnia Excursus che ha prodotto le sue ultime creazioni.


Salvator Spagnolo in “Un fiore candido”

di e con Salvator Spagnolo
musiche di Nando Da Cruz e Richard Wagner (preludio di “Tristano e Isotta”)

La spinta espressiva assume in questo “solo” il ruolo principale e trainante, passando attraverso varie forme. Un uomo, una serie di suggestioni si rappresentano creando un gioco tra diversi modi, o condizioni . Tra l’apparire e l’essere si apre uno spazio poco conosciuto dove prendono forma delle immagini come altrettante proiezioni di se stesso.
La data originari di creazione è il 1998 , riadattata e rivista per l’occasione.

Come danzatore solista danzando tra gli altri con B.T Jones D.C. Pilobolus D.C. , R. North, Momix, Talley Beatty (Alvin Ailey) e coreografo di musicals, opere liriche e spettacoli teatrali; partendo da una formazione accademica di balletto e di tecniche di danza contemporanea ( Cunningam, Graham e Limon ) acquisita presso il Centro Internazionale di Danza e L’American Dance Festival, ho attuato in più di venti anni di attività una ricerca personale sul corpo come mezzo duttile di espressione in cui si fondino consapevolezza e libertà espressiva.

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ECOVANAVOCE
LA LUNA DEI BORBONI
Di e con Paolo Fontana e Fabio Lorenzi 
Canzoni scritte su poesie di Vittorio Bodini 
Adattamento e rielaborazione dei testi a cura di Fabio Lorenzi
Musiche di Paolo Fontana, Fabio Lorenzi e Lucrezio de Seta

Interpretate da:
Gabriella Aiello voce
Paolo Fontana chitarra, viola da gamba
Fabio Lorenzi chitarra
Lucrezio de Seta percussioni

e con la partecipazione straordinaria di
Daniela Troilo voce

Attraverso la poesia 
il Sud diventa ricerca di un futuro perduto

È un concerto anteprima del lavoro discografico originale in corso di produzione che prende spunto dall’omonimo libro poetico di Vittorio Bodini.
I versi di Bodini sono trattati come materiale contemporaneo nell’idea di un Sud dagli orizzonti aperti da ogni lato, aperti al punto di indicare universalmente ritmo e pensiero per il futuro.

In tal senso anche le poesie trovano una nuova sintassi e vengono restituite attraverso la musica in una forma unica e indissolubile, capace di esprimere una nuova autenticità. In sintesi, diventano “canzoni” e come tali libere di seguire un percorso proprio, comunque legato al mondo interiore di Bodini e della sua terra, e al desiderio di leggere e dire da un punto di vista altro l’anima nera e insieme solare del Sud e, se possibile, farla diventare propria.

La musica di Ecovanavoce diventa veicolo imprescindibile dell’emozione: porta l’ascoltatore in un ambito non classificabile e attraverso raffinate atmosfere penetra malinconica.


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LA BOTTEGA DEL PANE
LE RANE
di Aristofane
Regia e drammaturgia Cinzia Maccagnano
Musiche originali Lorenzi/de Seta
Movimenti del coro Luna Marongiu

Le rane sono una parodia della decadenza politica e culturale dell'atene dell'epoca del 405 a.c., ma soprattutto una riflessione sul teatro e sulla vita morale e sociale, all'indomani della morte di euripide e sofocle, ultime guide intellettuali della polis. protagonista è dioniso, il dio del teatro, ma che qui non è più il seducente straniero delle baccanti, bensì un patetico personaggio in cerca d’autore, un attore senza ruolo al quale avanzano battute tragiche che, fuori contesto, risultano penose e grottesche.
il ridicolo dioniso, con un imbarazzante travestimento da ercole, intraprende il viaggio per l'oltretomba in cerca dell’autore che possa ridargli dignità, e con lui anche al teatro e quindi alla società, a cui solo il teatro può e deve insegnare la virtù. con lui il servo fidato xantia, una sorta di sancho panza, ma pronto e astuto. inizia così la catabasi verso gl’inferi, dove non possono mancare gli incontri con caronte, plutone e molti altri personaggi, i quali sono la copia conforme di una umanità bassa e volgare che abita il mondo terreno. parentesi poetica è il coro di rane della palude infernale che  sbeffeggia dioniso, ma non rinuncia a cantare cignescamente intraducibili versi poetici, unico conforto dell’anima. il viaggio si conclude con il tanto atteso incontro con euripide ed eschilo, intenti litigare per stabilire chi dei due sia il più grande poeta tragico. euripide accusa eschilo di ridondanza e di poca chiarezza, ed eschilo rimprovera euripide di aver corrotto gli ateniesi con i suoi esempi immorali insegnando loro a tradire, uccidere ed evitare i doveri. aristofane contrappone così la poesia brillante, figlia della sofistica, di euripide e la magniloquenza di eschilo, a volte oscura, ma di grande valore etico. alla fine dioniso, giudice dell’agone, sceglie di riportare in vita eschilo, come per dire che per una società oramai al tramonto, incosciente della propria volgarità, è meglio riportare alla memoria buoni esempi di valori e di vivere civile, piuttosto che sperare in una capacità di autocoscienza di fronte ad esempi di corruzione e degrado.
le rane, pur con una vena comica festosa, di ispirazione lirica, parla con una tristezza sconsolata di un vuoto culturale. dioniso ha perduto il fascino della sua doppiezza, del suo oscillare tra bene e male, del suo dire e non dire, del suo nascondere per mostrare, ovvero ha perduto l’arte del teatro, di cui è rimasta solo la parvenza farsesca e deprimente. eppure il teatro non perde mai la sua funzione e infatti mostra la sua stessa desolante condizione per indicare la miseria in cui è stato ridotto e insieme ricordare il proprio valore, scuotendo la coscienza di cui è esso stesso genitore.
Simbolo della messa in scena sarà una porta, posta ovunque sia necessario aprirla per attraversarla, o si desideri farlo affinché compaia sulla scena il nuovo, l’insolito o qualcuno da ricacciare dentro